1968-1970 Roma, Porta Portese e Trastevere
Porta Portese e la galleria Ambiente
Conseguita la maturità, con i soldi che mi erano stati regalati per una vacanza ho scelto di comprare colori e carte: volevo dipingere, ma anche provare a vendere le mie opere al Mercato di Porta Portese, proprio sotto casa mia.
Un’esperienza fatta per gioco, insieme a mio cugino Vicky. Scendevo all’alba tutte le domeniche, mi sceglievo una postazione strategica e aprivo la cartella con i miei lavori. Le persone si fermavano e intorno a me si formavano piccoli assembramenti. Devo dire che ero l’unico a “esporre” in quel mercato. Sta di fatto che vendevo!
Erano quadri rigorosamente astratti, informali. Ero attratto dalle plastiche di Burri, dal segno di Capogrossi, dal gesto di Pollock, dalle grandi dimensioni: un’astrazione che spazia tra segnica, gestuale e materica. La mia prerogativa era escludere qualsiasi aspetto rappresentativo della realtà. Espressione nel gesto e nel colore.
Un giorno ho avuto un incontro che credevo mi avrebbe permesso di fare uno scatto di qualità: si rivelò una millanteria, quella di un sedicente mecenate. Ero giovane, e la delusione fu tale che rinunciai alla pittura, rinviando il mio sogno, vivere della mia arte, a un momento più opportuno.
Insieme ad alcuni amici abbiamo allora aperto a Trastevere Ambiente: due sale espositive, una piccola biblioteca d’arte, una sala da tè con ascolto di musica su disco e dal vivo, e i tarallucci fatti da mia madre. Uno spazio ibrido dove si poteva ascoltare musica, bere un tè, sfogliare un libro d’arte, parlare. Una galleria dove “l’arte si vede ma non si vende”.
Già allora per me l’idea di spazio non era scindibile dal soggetto. Ambiente è stata una piccola utopia che, nonostante il successo di partecipazione, è durata circa un anno.
Anche tu c’eri, o hai un ricordo che si lega a questo? Condividilo nel Passato.
Commenti
Ancora nessun commento. Hai qualcosa da aggiungere, una versione diversa, un dettaglio?