Roma, studio
Poligoni in rotazione
Faccio un passo indietro. Una sequenza cromatica dal blu al rosso in quadrati concentrici ortogonali; poi una sequenza simile in cui i quadrati ruotano, fino a riportare il più interno parallelo al più esterno. Il cerchio virtuale inscritto a un quadrato è il cerchio circoscritto al quadrato successivo.
Da quell’idea nasce una serie di 13 opere: sequenze dal bianco al nero e viceversa con il dodecagono (il 12 è un numero magico) e due serie di poligoni con sequenze cromatiche equidistanti dal bianco al nero. Sono i poligoni dei solidi regolari, triangoli, quadrati e pentagoni, e quelli di quelli che per me sono i solidi semiregolari: l’esagono, l’ottagono e il decagono, cioè il loro doppio.
La regola compositiva è chiara: si disegnano n+1 poligoni di n lati, con il centro comune al centro del pannello quadrato. Il poligono più grande è inscritto nella circonferenza virtuale inscritta al quadrato ed è circoscritto alla circonferenza che inscrive il poligono successivo. Una rotazione costante fa sì che tra il primo poligono, il più grande, e l’ultimo, il più piccolo, i lati siano paralleli.
Al rigore compositivo si sovrappone piena libertà di pennellata, di campitura.
È un algoritmo! Capisco che, essendo una regola adatta a tanti altri poligoni e a tante sequenze cromatiche, potrei svilupparla anche con il procedimento digitale. Non mi serve un programma architettonico o grafico che mi obblighi a usare il mouse, ma un programma tabellare gestibile con i numeri. Mi rivolgo a un matematico programmatore, che realizza quanto desidero.
Oggi i poligoni in rotazione vivono in due forme: le opere uniche su tavola e le stampe Fine Art, con poligoni di 3, 4, 5, 6, 8, 10 e 12 lati e sequenze da primari a primari, da primari a secondari, da secondari a secondari.
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