1990 Roma

La don Quijote

di Dory Zard

In quei progetti ricoprivo decisamente troppi ruoli. L’intensità del lavoro era tale da lasciarmi stremato e non del tutto appagato. Ero però convinto che fosse necessario capitalizzare il know-how, così mi sono rivolto a Roger Hannuna e Fabio Pagani, con i quali avevo già lavorato e avuto una forte intesa professionale. Con loro, nel 1990, ho fondato la don Quijote. Fabio era, alias, Sancho Panza; e Don Quijote, ovviamente, ero io.

L’idea era semplice: lavorare in modo cooperativo, senza competizione interna, puntando tutto sulla condivisione delle competenze. La squadra, gli strumenti, l’applicazione del metodo.

Il buon esito di un progetto ha la priorità su tutto: dunque non concorrenza né competitività, ma condivisione.

Roger studiava il progetto e il piano di produzione e riusciva sempre ad avere tutto sotto controllo. Con me è stato il primo a usare Excel, che ritengo il più geniale software mai realizzato. Con noi lavorarono anche mio cugino Richard Journò e Sabrina Papili, la perfetta assistente.

Sono stati anni intensi, fatti di sfide continue: dalla direzione di progetto alla progettazione scenotecnica, fino alla gestione di tour come quelli di Claudio Baglioni, Michael Jackson, Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana, fino al Radio City di New York. Poi il lancio e la produzione degli spettacoli di Joaquín Cortés in Italia, a partire dal Festival di Spoleto, e il lavoro con la Nuova Compagnia di Canto Popolare.

Tra i primi lavori ci fu il concerto sui cantautori trasmesso in diretta su RAI UNO da Cinecittà: io consulente e organizzatore generale, Ernesto Assante tra gli autori. A un certo punto mi salutò con un sincero e allegro “magico Dory!”. Sono smemorato, ma i complimenti me li ricordo bene.

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