1979 Roma

La Scossa e il disegno della scena

di Dory Zard

Non si può delegare quando non ci sono servizi competenti e specializzati. Bisognava formarli. Così nel 1979 abbiamo fondato La Scossa, il primo grande service audio e luci in Italia, seguito da altre strutture come Il Capannone e la Rock&Roll Express. In mancanza di professionisti del settore, abbiamo dovuto inventare noi stessi un modello di lavoro. Con Lodovico Riccardi abbiamo gestito anche i capannoni della Scossa; nel 1980 ne curavo le luci e gli effetti speciali per “Studio 80” di Antonello Falqui su RAI UNO.

In quegli anni ho cominciato a traslare la mia ricerca artistica nel disegno scenico. Progettare un concerto per me è diventato come dipingere, ma con la luce, lo spazio, il suono e il tempo. Ho iniziato a lavorare sulla scena come un luogo narrativo, dove ogni elemento, anche il buio, ha una funzione.

La messa in scena di un concerto, e non la scenografia, non è mai solo decorativa: è costruita in funzione della musica, dei silenzi, dei momenti di dialogo col pubblico. Spesso ho cercato di allargare lo sguardo oltre il palco, immaginando come trattare le aree marginali, vestire le gradinate vuote, progettare effetti speciali in armonia con il disegno complessivo. La scena è sempre stata per me un sistema modulare, pensato per viaggiare, adattarsi e trasformarsi.

Lavorare sul palco è anche una riflessione sul visibile e sull’invisibile. Ho spesso ragionato su come rappresentare non solo il verso, ma anche il suo contrario, l’inverso: prospettiva e controprospettiva. Elaborare le regole e poi giocare elaborandone quelle inverse.

“Il verso e l’inverso è un pensiero idealmente configurabile o anche visualizzabile?”

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